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Chiesa di S.Marcellino

Localizzazione
Borgata Villar, quota 875m s.l.m., sinistra orografica

Cenni storici e consistenza dell'edificio
Macra vanta la presenza sul proprio territorio di alcuni tra i più antichi edifici religiosi di valle. Tra di essi, vuoi per i processi di trasformazione che hanno restituito l'attuale consistenza, vuoi per un relativo anonimato che ne ha segnato il corso, quasi mai si annovera la Chiesa parrocchiale dedicata S.Marcellino Papa. Si tratta invece di origini assai antiche, molto importante per la comunità di Alma e collocato nel nucleo che un tempo costituiva il capoluogo comunale, Villar.

Attraverso le indicazioni che emergono dai resoconti parrocchiali (pregevole l'opera di Don Ansaldi) e dalle relazioni delle visite pastorali, la chiesa è citata per la prima volta in documento del 1333, con cui veniva conferita al Chierico Giorgio Stefano di Alma.
Dalla trascrizione di Don Ansaldi emerge che «...nella Visita di Mons, Marengo del 14 Sett. 1629, è parroco D. Giovanni Drago (...) La chiesa è ad un'unica navata, la volta copre il solo presbitero, il pavimento è a bitume. Non ha sacrestia, né pulpito, né confessionale; l’altare è addossato al muro e senza predella. Un piccolo campanile sostiene due campane (...) Nei decreti è commesso del Sindaco Giovanni Conte di riparare il Fonte battesimale, di provvedere la pisside e chiudere il Cimitero aperto all’ingresso delle bestie. ».
L'edificio risulta all'epoca composto da una unica aula, con tetto a vista, e l'unica parte coperta da volta in muratura risulta essere il presbiterio. Quest'ultimo non inteso come abside semicircolare, quanto piuttosto come campata di impianto quadrato, cosa che sarebbe confermata dall'addossamento dell'altare alla muratura di fondo.
A conferma di quanto sopra, l'evidenzia materiale di alcuni saggi effettuati tra il 2000 e il 2008 che riscontrano nell'angolo sud/est della chiesa l'imposta di un costolone che preludeva quasi sicuramente ad una volta a crociera nervata sulle diagonali. Nella zona immediatamente a lato del costolone risultano tracce di affreschi romanico-gotici, tra cui un riquadro con una sfera su un fondo prospettico (che richiama un analogo riquadro della cappella di San Sebastino di Celle affrescata dal Baleison).
Tali evidenze sono a supporto della tesi che vede l'originaria chiesa orientata in senso opposto all'attuale, con presbiterio verso est (in luogo dell'attuale ingresso) e piccola aula verso ovest.
L'orientato dell'edificio secondo i dettami più antichi, est-ovest, prefigura ancora nel '600 uno scenario assai simile all'antica Chiesa del Salvatore di Macra, con collocazione probabilmente autonoma da altri edifici e più monumentale, il tipico cimitero circostante l'edificio (probabilmente non delimitato). resterebbe da indagare il sistema di accesso, forse collocato sulla parete ovest, in quella che doveva essere l'originaria facciata, o forse sul fianco sud (secondo un altro modello ricorrente e più relazionato con la viabilità antica).

 

Ipotesi di evoluzione nel corso del tempo dell'impianto della Chiesa (D.Oggero)

 

Altra porzione di estremo interesse è quella verso nord. Si riportano qui di seguito alcune indicazioni tratte dalla relazione dell'arch. D.Oggero che accompagna il recente progetto di restauro.
«...dalla rimozione di una tela sulla parete nord è anche emersa una zona affrescata tra trecento e quattrocento su un tratto di questa parete che all'esterno risulta ben definito e isolato dalla porzione muraria restante che sembra più recente. Si può supporre che si tratti di una cappella laterale forse di realizzazione successiva all'impianto originario. Tale porzione di muratura sul lato nord è anche evidenziata all'esterno da un filare di pietre angolari tufacee (carniole o tiuri in occitano) poste nella parete (...).
Gli affreschi evidenziano nella zona superiore una crocefissione con San Giovanni e tre Marie (...), nei due riquadri inferiori una deposizione con una Madonna (...) e una resurrezione. Al di sotto si rileva un armigero. Sono presenti anche cartigli con caratteri gotici che quando interpretati potranno fornire indicazioni utili all'interpretazione degli affreschi. Il discialbo risulta incompleto e sfrangiato».
Massimo BARTOLETTI, nel suo saggio Pittura nel secondo Quattrocento tra tradizione e novità (sta in: Romano ALLEMANO, Sonia DAMIANO, Giovanna GALANTE GARRONE, Arte nel territorio della Diocesi di Saluzzo, Savigliano 2008, pp. 173-175) commenta gli affreschi attribuendoli a un «maestro anonimo di cui di recente è riemerso a Macra, in Parrocchiale stavolta, una frammento di Scene della Passione (Crocifissione, Deposizione nel Sepolcro, Resurrezione) la cui intensità emotiva si misura dal gesto di dolore della Madonna, di retaggio trecentesco, avignonese e martiniano, e nello sguardo pieno di infinita compassione che le rivolge Nicodemo, nella Deposizione, dal viso rugoso e disfatto dalla pena come l'armigero, torpido e frastornato, nella seguente Resurrezione».

L'intervento che maggiormente incise sulla consistenza della chiesa risulta essere quello di fine '700, i cui lavori di "restauro" del 1779 ad opera di Petrus de Simondis, oriundo di Lottulo, sono ricordati dalla lapide affissa nella navata. Si ha quindi la rotazione dell'organizzazione funzionale dell'edificio, posizionando l'ingresso verso est sulla facciata prospiciente la piazza, secondo una considerazione scenica e tardo barocca, un consistente ampliamento con il prolungamento della navata centrale e la formazione della nuova abside verso ovest, la realizzazione - o completamento - delle due navate laterali (la navata laterale nord deriva in effetti dal prolungamento del corpo della cappella laterale preesistente).

Da attribuire allo stesso cantiere risulta esser il rimaneggiamento della torre campanaria, forse in parte preesistente o forse realizzata ex novo in sostituzione del piccolo campanile a sostegno delle due campane citato nella relazione del 1629. Nella torre campanaria, che nei primi tre ordini conserva una immagine di scevra solidità, possono comunque essere individuate fasi di crescita differenti, alcune probabilmente piuttosto recenti, come l'evidente sopraelevazione mediante tamburo di impianto ottagonale e calotta conica, al di sopra della cella campanaria.

Nel 1913 viene completata o rinnovata la decorazione interna della chiesa, ad opera del pittore Giaccone di Busca, che probabilmente opera anche sulla facciata con cenni decorativo specie sulle lesene.

E' del 1924 la realizzazione della Cappella dedicata alla Madonna di Lourdes, avvenuta probabilmente demolendo una delle pareti affrescate della cappella laterale preesistente.

Nel secondo dopoguerra venne rimaneggiata la facciata, realizzando il piccolo protiro in cemento armato e regolarizzando la scansione frontale con le lesene.

Per l'importante processo di trasformazione subito e le recenti scoperte in merito all'apparato pittorico interno, la Chiesa di S.Marcellino Papa rappresenta un monumento di indubbio valore artistico e architettonico, soprattutto se contestualizzato all'interno di un territorio ricco di numerose emergenze religiose antiche (la Chiesa di S.Salvatore, la Cappella di S.Pietro).

Galleria

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