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Mulino Mattalia

Localizzazione
Borgata Bedale, quota 815m s.l.m., sinistra orografica

Cenni storici e sociali
Mulino di origini assai antiche (basti pensare che la comunità di Alma risulta citata negli Statuti medioevali del 1396 e quindi a tutti gli effetti ben consolidata e dotata di opifici), è attestato in modo certo da fonti documentarie riconducibili a metà '700, periodo in cui erano presenti ad Alma ben quattro mulini, uno feudale e altri tre privati. Il mulino feudale rendeva al Signore un reddito scarso, non potendo usufruire di costanza d'acqua, e tutti gli opifici erano collocati lungo il Bedale Langra, detto anche Bedale Caldo (BCC, Relazione che il Conte Nicolis di Brandizzo fa di ogni città e terra posta nella Provincia di Cuneo negli anni 1750-51-52).
A confermare la presenza all'epoca del Mulino Mattalia (chiamato così dal cognome degli ultimi proprietari) vi è l'indicazione chiara del manufatto sulla Carta redatta dal geografo Sottis (AST, Corte, Carte topografiche, Piemonte 20, 1745-57).
Dai censimenti francesi di inizio '800, viene segnalata la presenza di un mulino per granaglie e uno per la battitura della canapa, accorpate in un unico edificio: è evidente che si tratta proprio del Mulino Mattalia, unico in zona con tale dotazione tecnologica (AST,Dipartimento della Stura, Etate des moulins à farine actuellement en activitè, 1809).
La famiglia Mattalia lo acquista nel 1959 e ne protrae l'attività fino al 1972, sfruttando la dotazione tecnologica rinnovata probabilmente già ad inizio '900 (P.Chierici, Fabbriche, opifici, testimonianze del lavoro, 2004).
La proprietaria, sig.ra Fiorina, ricorda ancora bene i procedimenti di molitura, durante i quali il marito titolare e la famiglia intera erano impegnati. Molti erano coloro che portavano le proprie granaglie a lavorare - chi il mais, chi la segale, chi il grano - provenendo anche da altri comuni oltre Macra, come Celle e Stroppo. Nonostante ciò l'attività di mugnaio rappresentava solo una ulteriore diversificazione dell'economia familiare a base agricola: "...mio marito diceva sempre: lavoro per la crescita.." quasi a testimoniare la relativa redditività dell'opificio a fronte del grosso impegno richiesto.
Ai tempi era ancora molto praticata la coltivazione e la lavorazione della canapa, vegetale esteso in tutte le vallate anche a quote alte. Fin tanto che il mulino è stato in funzione, sottolinea la sig.ra Fiorina, era presente, collegata alla stessa ruota e azionata da un sistema di pulegge, anche una pesta da canapa, collocata all'esterno dell'edificio, sotto una tettoia.
L'opificio, quindi, per la sua rilevanza locale, già dal XIX secolo si veniva a configurare come importante nucleo produttivo, con concentrazione di più lavorazioni artigianali in corrispondenza dello stesso salto idraulico, a servizio di una popolazione sovracomunale. L'evoluzione del manufatto è inoltre attestata dall'analisi della componente edilizia, che sembra aver subito nel corso dei secoli almeno un ampliamento verso valle e una sopraelevazione.

Disegni Mulino Mattalia

L'edificio e l'apparato tecnologico
Il Mulino Mattalia è ospitato all'interno di un edificio sviluppato due piani fuori terra, con tetto a capanna e orientato tangenzialmente al torrente. Se al piano alto trovano spazio locali abitativi, la parte produttiva è organizzata in un ampio vano a piano terra, accessibile da valle, attraverso una porta che presenta una macina esausta utilizzata come soglia (cultura del riciclo e del riuso).
Il vano, con pavimento in tavoloni di castagno e soffitto in larice, è illuminato da due finestre lato torrente, attraverso le quali è possibile intravedere la grande ruota metallica esterna. Questa trasmette il moto ad una serie di ingranaggi misti in legno e ferro (denti in legno tenero per migliorare l'aderenza) che azionano tre coppie di macine - una per il grano, una per il mais, una per la segale - adagiate su un castello (bastimenta) in legno sostenuto da pilastrini. Ogni coppia di macina è dotata di coperchio (garboria), imbuto di immissione delle granaglie (tramoggia) collegato da avvisatori acustici (cioche), contenitori per la raccolta del macinato (madie). La farina da qui veniva spostata manualmente ad un elevatore a tazze che la sollevava all'interno del buratto (grosso setaccio pseudo-cilindrico), la cui rotazione permetteva di selezionare la farina a seconda della grana, e che era azionato da un sistema di pulegge e cinghie di cuoio derivate dall'albero centrale.
I meccanismi azionavano inoltre un sistema di mole per la manutenzione degli strumenti e nell'ultimo periodo anche una piccola dinamo per la produzione di energia elettrica. Una ulteriore derivazione permetteva di azionare la pesta da canapa collocata esternamente (ora rimossa) e originariamente composta da una grossa vasca in pietra (cumba) e da una mola perpendicolare che roteava all'interno (mola folle).
Ogni mugnaio doveva, per tenere in efficienza l'apparato di molitura, provvedere alla difficile pratica dalla rabbigliatura delle pietre, ovvero la procedure che permetteva attraverso una azione calibrata e raffinata di scalpellatura di rinnovare i tagli e i raggi sulla superficie della macina rotante (ovvero quella superiore di ogni coppia di macine) senza i quali non poteva avvenire la sfibratura dei chicchi. I mugnai dovevano quindi essere anche buoni scalpellini. Prima, però, la pesante macina doveva essere movimentata, sollevata e ribaltata. Ciò avveniva grazie ai paranchi mobili in legno, ancora presenti.
La grossa ruota metallica esterna, di diametro assai rilevante (quasi 5 metri), sfrutta il getto d'acqua proveniente dal canale (metallico e sospeso nell'ultimo tratto) derivato dal Bedale Langra e regimato attraverso chiuse e paratie.
Senza dubbio, il Mulino Mattalia, per la dotazione tecnologica tuttora funzionante, per la completezza dell'apparato di attrezzature e strumenti, per il ricordo ancora vivo dell'attività qui svolta fino a pochi decenni fa, rappresenta una importante testimonianza di cultura materiale, da conservare e valorizzare.

Galleria

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