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San Pietro

Cappella di San Pietro. A poca distanza da borgata Villar, sull’antica mulattiera che sale a Camoglieres, dove si trovano tracce di antiche vigne, sorge la cappella di San Pietro; un tempo questa era l'antica strada medievale della Val Maira.
All’esterno della costruzione, risalente al XIII secolo, spiccano quattro guglie ed un piccolo campanile a vela. Il portico (pronao) che ne scherma la facciata era luogo di sosta e riparo per i pellegrini e i viandanti. Questa struttura permetteva di controllare l’ingresso in paese di carovane e forestieri, specialmente in caso di pestilenze, tramite una sbarra posta di traverso alla via: in queste circostanze forse la cappella veniva utilizzata anche come lazzaretto.
L’aula quadrata, di dimensioni contenute, presenta un’eccezionale ricchezza di affreschi. Le vele della volta, a crociera conica di purissime linee gotiche, sono occupate dai padri della Chiesa seduti su scranni. Sulla parete orientale sono rappresentate la Natività, l’Adorazione dei Magi e la Circoncisione, cui rispondono sulla parete opposta le Storie di San Martino; ai lati del portale è affrescata l’Annunciazione. Nella cappella è presente un piccolo altare in muratura; alle spalle dell’altare l’affresco originale è andato perduto, ma tra i frammenti si riconosce il Beato Pietro di Lussemburgo in preghiera davanti al crocefisso, dedicatario della cappella; i Santi Pietro e Paolo; nella parte superiore c’era una Madonna un trono, oggi sostituita da un affresco di inizio Settecento.
Tra le scritte poco leggibili compare la firma del pittore “Thomas de Biazaciis”.


La Danza Macabra: Di particolare rilievo, recentemente scoperta, è la decorazione del registro inferiore che corre lungo le pareti; qui un ignoto pittore, probabilmente locale, tardo-quattrocentesco, raffigurò una Danza Macabra. Tale figurazione, di origine francese e nordica, è rarissima in Piemonte: per ora se ne conosce soltanto quella della chiesa di San Martino di Saluzzo, nella quale restano solo due figure.
Si tratta di un vero e proprio ballo, di un dialogo fra i vivi e i morti rappresentati da scheletri danzanti che trascinano con sè i vivi appartenenti alle diverse categorie sociali, sovrani, papi e prelati, mercanti, cavalieri... Ad ogni situazione corrisponde un breve dialogo tra il personaggio e lo scheletro in occitano antico di tipo corsivo. In età protestante questa parte è stata scalpellata per cui i visi non sono agevolmente leggibili.

 

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