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Cultura occitana

L’occitano. Esiste un sottile filo che lega Spagna, Francia e Italia da oltre un millennio: la lingua occitana. Di origine neolatina o romanza, già Dante Alighieri nel XIV secolo la classificò come lingua d’oc prendendo come riferimento la particella Òc (dal latino hoc est : è questo, è così) che indicava l’affermazione. Come tutte le lingue, l’Occitano ha delle varianti locali: le principali sono Guascone, Lengadociano, Provenzale, Limosino, Alverniate, Vivarese o Occitano alpino, di cui fanno parte le parlate delle valli occitane d’Italia.

L’Occitania. Il termine Occitania indica l’insieme delle regioni in cui si parlava e si parla ancora oggi la lingua d’òc. L’Occitania corrisponde per la maggior parte al sud della Francia, dove parlano e comprendono l’occitano circa 3 milioni di persone. E’ occitana anche la Val d’Aran nei Pirenei della Spagna, in cui vivono approssimativamente 7.000 abitanti. In Italia l’area occitana comprende le valli alpine a sud ovest del Piemonte al confine con la Francia ed alcune isole linguistiche in altre regioni italiane.

L’area occitana d’Italia. In Italia sono occitane 14 valli e 120 comuni delle province di Cuneo, Torino e Imperia con 180.000 abitanti, di cui la metà è ancora occitanofona. In Piemonte, da sud verso nord, la piccola Occitania d’Italia si estende sul territorio cuneese dall’Alta Val Tanaro, Corsaglia e Maudagna alle valli Ellero, Pesio, Vermenagna, Gesso, Stura, Grana, Maira, Varaita e Po con le laterali Bronda e Infernotto. Proseguendo in territorio torinese, si aprono le valli Pellice, Chisone, Germanasca e la Valle di Oulx, con cui si indica l’alta Val Susa. Appartengono alla provincia ligure Olivetta San Michele e le frazioni Realdo e Verdeggia del comune di Triora; è occitana anche Guardia Piemontese in Calabria, popolata fra XIV e XV secolo da valdesi del Brianzonese e delle valli Varaita e Pellice.

La lingua occitana in alta Valle Maira. Posta idealmente al centro del territorio occitano d’Italia, la Valle Maira ha conservato, anche grazie all’isolamento di alcuni suoi insediamenti, peculiarità tipiche nella pronuncia e nel lessico, che ne fanno un esempio di varietà occitana alpina ancor oggi ben conservata soprattutto a partire dagli insediamenti di Pagliero e Paglieres, e soprattutto da Macra e Celle di Macra in tutta l’alta Valle Maira. Qui l’occitano, detto nòstra mòda, è la lingua di famiglia che però ben si differenzia nella pronuncia da un paese all’altro, e in taluni casi da una borgata all’altra di un medesimo comune.

La lingua nei comuni della media Valle Maira e nel fondovalle. A Busca, Roccabruna, Villar San Costanzo e Dronero, le antiche parlate occitane si sono ormai fuse con il piemontese che risulta predominante. Salendo di quota altimetrica, già da Cartignano e San Damiano Macra, il piemontese viene abbandonato in favore di una “lingua grigia”, mèlange di occitano e piemontese.

 

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