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Storie di acciughe

Gli acciugai della Val Maira: dai monti al mare

Sull'origine del commercio delle acciughe in Val Maira ci sono leggende e realtà storiche.
La leggenda dice che nei secoli passati esisteva con Genova un fiorente commercio di capelli per fare parrucche, altro caratteristico mestiere itinerante valmairese: quello dei "caviè d'Elva". Un uomo aveva barattato il suo prodotto con dei barili di acciughe che aveva poi rivenduto durante il tragitto di ritorno, realizzando un ottimo profitto; l'affare gli suggerì di continuare con questa attività.

La storia ci dice anche che il sale era un bene molto prezioso nelle valli montane, dove mancava totalmente e arrivava soltanto con traffici a volte clandestini. Per il suo commercio si pagavano infatti forti dazi doganali e perciò esisteva un forte contrabbando. Le acciughe sotto sale presentavano dunque un duplice vantaggio economico: le prime erano vendute ai meno abbienti e usato come condimento, il secondo veniva acquistato dalle famiglie più ricche.

Dall'inizio del 1900 e dopo le due guerre mondiali si assiste al graduale spopolamento delle montagne, accentuato dalla meccanizzazione dell'agricoltura e dallo sviluppo industriale della pianura. Inizialmente l'emigrazione porta a città come Cuneo, Asti, Torino e altri importanti centri del Piemonte; poi raggiunse Milano, Bergamo, Como e altre località del Nord Italia, spingendosi fino a Bologna, Faenza, Fidenza e Parma.

L'espansione e il successo del commercio diede vita ad una nuova figura professionale nel panorama italiano: l'acciugaio. La patente di venditore ambulante veniva originariamente concessa ai giovani dei paesi di montagna, abituati alle fatiche e ai rigori dell'ambiente montanaro che si traducevano in sacrifici e adattamento al duro mestiere itinerante. I più scaltri di questi giovani non tardarono a farne una professione onorevole ed altamente remunerativa; altri compaesani trovarono così lavoro come nuovi garzoni, con la prospettiva di guadagnarsi un piccolo gruzzoletto acquistando un carrettino e i primi due barili di acciughe. Molti di loro hanno raggiunto il successo e, col trascorrere del tempo, si segue l'evoluzione di un'Italia che cambia: dal carrettino al motocarro, al camioncino e all'automarket; i dirigenti hanno aperto magazzini all'ingrosso di import-export.
L'avvento dei supermercati ha offerto una nuova dimensione al mestiere dell'acciugaio, che ha colto l'opportunità della progressiva creazione di punti vendita sul mercato nazionale e internazionale, arricchendo il menù di acciughe insieme ad altre specialità alimentari anche cotte.

Pochi sono ritornati al paese senza benefici; e quasi tutti hanno mantenuto i collegamenti affettivi con le famiglie e gli amici e ancor oggi i loro discendenti ritornano a casa nei periodi delle vacanze, soprattutto in estate.

Hai una storia da raccontare sugli acciugai della Val Maira?
Scrivi al Comune di Macra: macra@ruparpiemonte.it

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